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martedì 16 maggio 2017

Un ambiente interculturale con alunno arabofono e musulmano ( aprile 2017 )

L’anno scorso a settembre, in una mia prima classe, è stato inserito Alì, un ragazzo egiziano, giunto in Italia tre anni prima, con una competenza linguistica corrispondente al livello B1. Ero sia il suo insegnante di lettere sia quello di italiano come L2.  
A novembre, seguendo il programma di storia, abbiamo affrontato la nascita dell’ISLAM; il libro di testo, alla fine del capitolo, offriva le schede su due questioni odierne molto spinose: il velo delle donne musulmane e il terrorismo islamico. Mi si è presentata l’occasione per una riflessione sulla possibilità di tentare un approccio interculturale, al fine di prevenire la nascita e il consolidamento di stereotipi tra i compagni di classe e di agevolare il suo inserimento nel gruppo. A 11/12 anni i ragazzi già possono essere influenzati da certi discorsi in famiglia: un genitore, per esempio, potrebbe individuare come responsabili  dell’aumento degli attentati terroristici in Europa tutti i migranti arabi. 
In una lezione del corso di alfabetizzazione ho preparato Alì sulla nascita dell’Islam attraverso un testo semplificato linguisticamente ( p.e. l’uso del presente storico al posto del passato remoto ) e ho verificato le sue conoscenze legate alle credenze e ai culti praticati. Ho potuto constatare con piacere una certa consapevolezza e una voglia di raccontare la vita religiosa della sua famiglia. Grazie a queste premesse, in classe ho potuto impostare una lezione dialogica, io e Alì insieme abbiamo presentato l’Islam da un punto di vista storico, poi Alì, guidato dalle mie domande, ha iniziato a parlare della vita religiosa di un musulmano ( la preghiera, il ramadan, ecc. ). I compagni lo ascoltavano con attenzione e con ammirazione, perché stava mostrando di avere delle conoscenze. Le loro domande sono diventate numerose quando Alì ha raccontato che la madre indossa il velo. I compagni hanno percepito l’uso del velo come una tradizione e una scelta. Una compagna di classe italofona ha preso la parola per dire ai compagni che era buddista e ha descritto la sua preghiera, inoltre tanti compagni hanno dichiarato di non seguire l’ora dell’insegnamento della religione cattolica. Ovviamente ho spinto i ragazzi a riflettere anche sugli aspetti negativi: le donne che sono costrette ad indossare il velo e i musulmani estremisti che decidono di diventare dei terroristi.
La lezione dialogica, i diversi punti di vista, la testimonianza diretta e il racconto della quotidianità hanno reso naturale e serena la discussione di questioni che appaiono complesse e conflittuali agli adulti, ma fortunatamente non agli undicenni.  

L’idea di creare un ambiente interculturale risulta stimolante per un insegnante disciplinare, ma non si va fino in fondo perché tante sono le motivazioni di questa mancanza: un senso di insicurezza e di perdita di certezze nella prospettiva di una revisione profonda delle modalità di insegnamento, la rinuncia al ruolo di unico possessore del sapere, la trattazione di culture e lingue che non si conoscono, il timore della perdita del controllo della classe nel passaggio dalla lezione frontale a quella dialogica, il faticoso lavoro casalingo di revisione dei contenuti dei libri di testo che hanno un’impostazione eurocentrica, la mancanza di una formazione sulle metodologie interculturali.  

sabato 5 maggio 2012

a senzatomica



Da gennaio fino a giugno del 2011 ho insegnato la lingua italiana agli immigrati adulti presso la Scuola del Progetto Arcobaleno di Firenze, dove la responsabile mi ha dato subito fiducia affidandomi una classe di livello elementare. Ho iniziato così una nuova esperienza non solo didattica, ma soprattutto umana, da insegnante volontario. Ho toccato il vissuto di persone che sono fuggite da condizioni dolorose segnate dalla guerra, dalla povertà, dalla perdita della propria famiglia, dalla prostituzione e dalle violenze sessuali. Nonostante tutto, lottano e ti offrono il loro sorriso e la loro speranza.
Contemporaneamente nell'ambito della mostra Senzatomica per il disarmo nuclerare, organizzata dall'organizzazione buddista Soka Gakkai, sono entrato nello staff PROMOZIONE NELLE SCUOLE.  La prima scuola che ho contattato è stata quella in cui lavoravo: la scuola media di Scarperia. La Preside ha preso parte con entusiasmo all'inaugurazione della mostra e due classi, accompagnate da me e da altri tre colleghi, sono state nel complesso delle Pagliere. Ad un certo punto mi sono chiesto: perché non promuovere la mostra anche presso la Scuola Progetto Arcobaleno? Perché escluderla? La scarsa competenza linguistica dell’italiano non deve essere un ostacolo! Altro che ostacolo! Gli studenti adulti della mia classe hanno accolto con piacere la mia  proposta e la guida, che ha illustrato i pannelli,  è stata fantastica. Ha controllato il linguaggio scegliendo termini semplici e costruendo solo frasi  coordinate. Con una voce ferma e calda ha mantenuto alta l’attenzione tutto il tempo. Ero stupito, mi dicevo: è proprio brava! Potrebbe venire a fare il mio lavoro! Dopo la visita, da una compagna di fede ho scoperto che si trattava di una scrittrice buddista, il meglio che ci poteva capitare. Alla fine della visita ho proposto di scattare una foto, che ho pubblicato sulla pagina facebook dedicata alla mostra.
Qualche giorno dopo sono  stato contattato dal Direttore della mostra Daniele Santi. La foto era piaciuta molto ad alcuni responsabili del Giappone, i quali mi chiedevano la possibilità di pubblicarla nel paese nipponico. Ero felice per quell’apprezzamento. Accanto alla foto avevo scritto: “ a Senzatomica oltre ogni frontiera linguistica”. C’erano, però, le liberatorie da far firmare a ciascuno studente. Erano scritte in inglese. Prima dell’inizio di una nostra lezione, si sono fidati  della mia traduzione e spiegazione e hanno firmato. Lo stesso giorno mi sono precipitato al Kaikan per spedire in Giappone quelle liberatorie. Quella foto è volata in Giappone. Una foto fatta di persone interdipendenti e provenienti da ogni parte del mondo che con la loro visita a senzatomica hanno espresso il loro sì al disarmo nucleare e alla pace.

domenica 15 aprile 2012

incontro con Yors Lina Hedhili, coordinatrice giovani Anolf Firenze
















ASCOLTA UNA STORIA CHE VIENE DA LONTANO

Concorso nazionale di scrittura per ragazzi

Lunedì 2 aprile è venuta in classe Lina, una ragazza tunisina di 23 anni, a parlarci del suo paese di origine e della sua vita qui in Italia. Da 4 anni frequenta il corso di laurea in giurisprudenza all’Università di Firenze. Fin da piccola ha desiderato fare lo stesso lavoro della madre: l’avvocato. Ha scelto Firenze perché c’era già stata come turista e le era piaciuta.

Arrivata a Firenze, è andata a vivere alla Casa dello studente di Careggi. Ha trovato gli studenti suddivisi in gruppi a seconda dell’etnia. La situazione è cambiata poco dopo: in seguito al taglio delle borse di studio, la maggior parte dei giovani ha deciso di occupare la sala studio per un intero mese in segno di protesta. Grazie a questa condivisione e a questa lotta comune, si sono resi conto di stare bene tra di loro e di andare d’accordo. È nato lo SMU, ossia Studenti Multietnici Uniti, un gruppo in cui ognuno parla della propria Terra Madre e il mercoledì si guarda un video su un determinato paese.

Lina proviene da Tunisi, la capitale della Tunisia, un paese del Nord Africa. La Tunisia è vicinissima al territorio italiano, basta pensare che è a soli 70 km dall’isola di Pantelleria.

Ci ha incuriositi raccontandoci molte tradizioni del suo paese. I festeggiamenti di un matrimonio durano fino ad una settimana, a seconda delle possibilità economiche della famiglia e, la sposa, nei giorni che precedono tale evento, deve indossare abiti tradizionali della propria città. A Cartagine c’è un importante festival, simile al nostro Sanremo, vi partecipano artisti conosciuti anche in Italia. Cartagine è stata un’importante città dell’Impero Romano. Si parla il dialetto tunisino, costituito da molte lingue, mentre tutti studiano il francese e l’arabo. La religione praticata è l’islam, che influenza l’arte e l’architettura delle città. Parlando di cucina, il piatto tipico è il couscous, adesso molto diffuso anche in Italia, dove viene preparato in modo un po’ diverso, ci ha confessato che quello italiano è passabile e detto da lei è un bel complimento! Una cosa che ci ha stupito e non poco è il modo con cui i tunisini capiscono se la pasta è cotta al punto giusto: la lanciano contro il muro, se rimane attaccata è pronta, altrimenti va ricotta. Considerando che la Tunisia è al 3° posto per la produzione di pasta, poveri muri! Per quanto riguarda i rapporti economici con il nostro paese, molti imprenditori aprono fabbriche e negozi in Tunisia, poiché il dinaro, la moneta locale, vale meno dell’euro e la manodopera costa molto meno. In Tunisia si seguono le mode italiane.

Ogni paese ha diverse ambasciate all’estero. Presso l’ambasciata tunisina a Roma, Lina rinnova il passaporto e richiede qualsiasi altro documento. Tramite le ambasciate si creano le scuole di lingua e si promuove la cultura di un paese.

Lina sostiene che la provenienza geografica non debba influire sulle amicizie, occorre essere aperti di fronte alle diversità culturali, queste arricchiscono un rapporto, non debbono creare separazioni. Per lei la Tunisia è il paese madre , dove si trovano i suoi amici e la sua famiglia, ma considera l'Italia il paese zia, perché è comunque importante la terra dove abiti e studi, naturalmente senza scordarsi delle proprie origini.

Alla fine del nostro incontro abbiamo visto un video realizzato da lei. Era costituito da molte immagini: il cibo tipico, molti palazzi (sia nuovi che antichi), delle vecchie decorazioni arabeggianti, feste e balli, interni di case e ristoranti, fantastici paesaggi, grandi piazze e la bandiera tunisina. Come sottofondo una tipica musica senza parole.

L'incontro è stato interessante, abbiamo capito che persone come Lina, che hanno vissuto in due paesi diversi, hanno parecchio da raccontarci e noi molto da imparare da loro. Sono state molto interessati le cose di cui ha parlato, ci piace ascoltare le storie di chi ha dovuto darsi da fare per ottenere il meglio nella vita.

Abbiamo conosciuto un nuovo paese del Mediterraneo.

Classe 2 C, San Casciano.


ASCOLTA UNA STORIA CHE VIENE DA LONTANO

Concorso nazionale di scrittura per ragazzi

Lunedì 2 aprile è venuta a parlare con noi alunni della classe 2’ B una ragazza di nome Lina. Ha 23 anni ed è nata in Tunisia, nel Nord Africa. Studia da 4 anni in Italia per diventare avvocato, lo stesso lavoro di sua madre.

Ci ha spiegato che la Tunisia è diversa dall'Italia per molte cose, soprattutto la lingua, la moneta e alcuni modi di vivere. A scuola studiano l’arabo e il francese, però parlano il tunisino che è un dialetto dell'arabo. La moneta è il dinaro che vale un po' meno dell'euro. Ha parlato del cibo: anche loro mangiano pizza e pasta come noi. È il terzo paese che mangia più pasta. L’Italia e la Tunisia hanno avuto un po' di storia in comune essendo state tutte e due sotto l'Impero Romano, c’è un bellissimo Colosseo che si trova a El Jam. Ci ha colpito che fra la costa tunisina e un'isola italiana di nome Pantelleria ci sono solo 70 km, la stessa distanza che c’è tra Firenze e Pisa. Stranamente in Tunisia si sentono e si vedono programmi radiofonici e televisivi italiani a causa della vicinanza geografica.

Dai racconti di Lina possiamo dedurre che la Tunisia è un paese ricco di storia, anche se non sempre ce ne rendiamo conto.

Lina ha definito la Tunisia come la sua mamma e l’Italia come una zia. Il momento che ci ha fatto più pensare di questo incontro è stato quando lei ci ha spiegato come considera il mondo: lo vede come una spirale dove ogni paese è collegato ad un filo che unisce tutti i paesi del mondo, quindi tutti siamo uniti.

È stato un incontro interessante perché abbiamo capito davvero che gli abitanti di questa Terra non sono così diversi e distanti come qualche volta ci fanno credere. Anche se parliamo lingue diverse e abbiamo tradizioni molto diverse, conoscendo meglio un popolo, ci accorgiamo che le differenze sono davvero poche.

Lina, essendo in Italia da alcuni anni, tutte le volte che torna nel suo Paese si sente un ospite perché ora il suo Paese è l’Italia. È contenta di vivere questa sua esperienza a Firenze. Le auguriamo buona fortuna.


Classe 2 B, San Casciano.

lunedì 2 aprile 2012

ascolto e scrivo una storia che viene da lontano

Lunedì 2 aprile i miei studenti ( classi 2 B e 2 C ) iniziano a lavorare per il concorso di scrittura " Ascolta una storia che viene da lontano", organizzato da Terre di mezzo e dalla Grande fabbrica delle parole. Invito in classe Yors Lina Hedhili, giovane studentessa tunisina iscritta alla facoltà di giurisprudenza di Firenze e coordinatrice dei giovani dell'Anolf di Firenze.

I ragazzi ascoltano con attenzione e interesse la storia di Lina. A 19 anni decide di venire in Italia per studiare legge all’università. Sceglie Firenze che ha già conosciuto come turista nel periodo liceale. Va a vivere nella casa dello studente, dove trova gruppi di giovani suddivisi in base all’origine. La sua apertura e la voglia di unire le diversità la spronano a darsi da fare, attraverso attività come il cineforum e l’organizzazione di feste promuove una rete sociale interculturale all’interno della residenza universitaria. Nonostante studi l’italiano a Tunisi, dove consegue due certificazioni di livello C1 sia presso la Scuola Dante Alighieri che presso il Centro Culturale Italiano, trova delle difficoltà nella comprensione delle lezioni con un uso massiccio di termini del linguaggio giuridico. Dichiara di sentirsi a suo agio a Firenze fin dal primo giorno e di non aver associato alcuna problematica relazionale al suo essere non italiana.

Mette in risalto alcuni punti in comune e le differenze fra la Tunisia e l’Italia. I ragazzi sono attratti dalle differenze, ma nello stesso tempo i tratti che accomunano i due paesi fanno percepire Lina come una studentessa e basta. La diversità culturale va intesa come arricchimento culturale, non come ostacolo alle relazioni umane e addirittura come causa di contrasto. Un video di pochi minuti mostra le bellezze artistiche e naturali tunisine, i piatti tipici, i mercati e la gente. Le immagini sono accompagnate da un vivace pezzo musicale apprezzato dalle due classi.

I ragazzi sono appassionati dal racconto di Lina, si comportano con rispetto e pongono domande interessanti. Alla fine dell’incontro, Lina lascia loro un simpatico dono da parte dell’associazione ANOLF GIOVANI di Firenze.

sabato 26 novembre 2011

al suo arrivo attiviamo il tutoring tra pari

Durante l’anno scolastico arriva a scuola un allievo straniero che non conosce l’italiano. La conoscenza della lingua italiana è indispensabile per comunicare con la classe e studiare le diverse discipline. La scuola deve offrire un supporto per l’apprendimento dell’italiano, così facendo facilita il percorso d’inserimento e integrazione. Un intervento efficace è costituito da un’esperienza di apprendimento cooperativo: il tutoring tra pari.
Gli ideatori dell’apprendimento cooperativo sono D. W. Johnson e R. T. Johnson. “ Il metodo dell’apprendimento cooperativo si basa su un sistema di valori legato all’essere parte di una comunità e che insegna responsabilità e interessi che vanno al di là di se stessi, a lavorare per la riuscita e il benessere degli altri, oltre che propri. L’apprendimento cooperativo è più vicino ai valori democratici in quanto insegna a scegliere per il bene del gruppo, insegna la condivisione, l’aiuto e, soprattutto, che il proprio successo e benessere dipendono da quelli degli altri ” .
Si stabilisce un rapporto di cooperazione tra il tutor, vale a dire l’allievo più esperto e con una relativa padronanza delle competenze linguistiche, e un compagno di classe straniero in difficoltà o neoimmigrato. Tale rapporto può delinearsi secondo due modalità:
 alunno italiano ( tutor ) e alunno straniero;
 alunno straniero ( tutor ) e alunno straniero.
La seconda modalità è possibile se i due alunni appartengono allo stesso gruppo linguistico; in questo caso il tutor può essere un riferimento per un compagno di recente immigrazione e sostenerlo nello studio formalizzato della lingua.
Il tutoring tra alunni, che si presenta come intervento integrativo rispetto alle attività disciplinari, può:
 sostenere l’alunno straniero nell’apprendimento di contenuti relativi a una data disciplina, favorendo in tal modo il suo percorso di inserimento e integrazione nel contesto scolastico;
 creare nel gruppo classe un clima relazionale positivo;
 promuovere la cooperazione e la solidarietà tra alunni, creando occasioni di incontro e di scambio, utili alla conoscenza reciproca;
 potenziare e valorizzare le competenze dell’alunno tutor, nel rispetto delle sue scelte e dei suoi interessi;
 favorire processi metacognitivi ( la riflessione sugli aspetti formali dei contenuti ).
L’alunno tutor affianca il compagno nella comprensione della lingua orale e scritta, nella produzione e rielaborazione di testi scritti in forma collaborativa, nell’individualizzazione delle strutture della lingua. Potrebbe essere esonerato dallo svolgimento di una parte di attività ( compiti a casa o esercitazioni in classe ) inerenti a determinati contenuti o competenze esercitate attraverso il tutoring.
L’età degli allievi gioca un ruolo fondamentale in questa esperienza didattica: più gli studenti sono maturi e consapevoli del lavoro da svolgere, meno risulta determinante l’intervento dell’insegnante.

domenica 20 novembre 2011

la prassi per un corretto inserimento scolastico di un alunno non italofono

L’ACCOGLIENZA

Nella scuola opera all’inizio e durante tutto l’anno scolastico la commissione accoglienza, si tratta di una commissione formata dal dirigente scolastico, da alcuni docenti dell’istituto (uno dei docenti ne è il referente) e, in alcuni casi, anche da mediatori culturali e da genitori.

La commissione si riunisce nei casi d’inserimento di alunni neoarrivati per progettare azioni comuni, per monitorare i progetti esistenti e per operare un raccordo tra le diverse realtà.

Viene deliberato un protocollo d’accoglienza che illustra le procedure che la scuola segue per l’iscrizione e l’inserimento di alunni stranieri. Negli istituti dove non è stata ancora costituita una commissione accoglienza, opera in materia il collegio dei docenti.

La scuola si propone di:

- facilitare l’ingresso a scuola dei bambini stranieri;

- sostenerli nella fase d’adattamento;

- entrare in relazione con la famiglia immigrata;

- favorire un clima d’accoglienza nella scuola;

- promuovere la collaborazione tra le scuole e tra scuola e territorio sui temi dell’accoglienza e dell’educazione interculturale.

L’ISCRIZIONE

L’iscrizione è il primo passo del percorso di accoglienza dell’alunno straniero e della sua famiglia. La scuola individua nell’ufficio di segreteria un incaricato che segua il ricevimento di questo tipo di iscrizioni in modo continuativo.

La segreteria ha il compito di iscrivere l’alunno utilizzando una modulistica bilingue, di raccogliere i documenti scolastici e/o autocertificazioni relativi alla precedente scolarità, il permesso di soggiorno e i documenti sanitari, di fornire ai genitori una modulistica bilingue per facilitare loro la comunicazione con gli insegnanti, di fissare un primo incontro tra famiglia e commissione accoglienza (se necessario alla presenza di un mediatore linguistico), di acquisire l´opzione di avvalersi o non avvalersi della religione cattolica.

La scelta della sezione da parte del capo di istituto, sentiti gli insegnanti interessati, deve essere effettuata tenendo conto del numero di alunni per classe, della presenza di altri alunni stranieri e delle problematiche rilevanti nella classe.

La commissione accoglienza esamina la prima documentazione raccolta in segreteria all’atto dell’iscrizione ed effettua il primo colloquio (se necessario alla presenza di un mediatore linguistico) con l’alunno, la famiglia e un rappresentante del futuro team docente. Il colloquio è finalizzato:

- a raccogliere informazioni sulla situazione familiare e sulla storia personale e scolastica dell’alunno;

- a fornire informazioni sull’organizzazione della scuola;

- a far presente la necessità di una collaborazione continuativa tra scuola e famiglia.

La classe d’inserimento viene decisa sulla base dei dati raccolti, si tiene conto soprattutto dell’età anagrafica e dell’ordinamento degli studi del paese di provenienza. La commissione trasmette tutte le informazioni al consiglio di classe che accoglierà il nuovo iscritto.

È opportuno tenere conto che l’inserimento in una classe di coetanei, che appare la scelta da privilegiare, consente al neoarrivato:

- di instaurare rapporti più significativi, alla pari con i nuovi compagni;

- di evitare un pesante ritardo scolastico;

- di ridurre il rischio di dispersione scolastica.

Tuttavia la commissione accoglienza può deliberare l'assegnazione di una classe diversa tenendo conto:

- dell’ordinamento degli studi del paese d'origine;

- delle competenze e del livello di preparazione dell'alunno;

- del corso di studi eventualmente seguito;

- del titolo di studio conseguito precedentemente.

In mancanza di una documentazione certificata, si può in ogni modo deliberare l'iscrizione sulla base delle competenze accertate mediante prove di ingresso.

La normativa prevede l'inserimento di un alunno straniero, in una classe di una scuola italiana, con un’età anagrafica diversa al massimo di un anno, ma non è affatto raro il caso di minori iscritti anche a 2 o 3 classi inferiori. Questo avviene perché in assenza di chiari criteri di valutazione, alcuni insegnanti pensano che l'abbassamento di classe di due o tre anni sia più adatto alle competenze linguistiche dell'alunno o alle competenze scolastiche acquisite nel paese di origine, valutabili al momento.
Di solito, dopo qualche tempo, l'alunno straniero (che per età anagrafica è più maturo rispetto ai più giovani compagni di classe), dimostra un buon recupero sul piano dell'apprendimento scolastico. La scuola si rende conto del divario d'età tra il minore straniero e i suoi coetanei di classe, ma non sa più come trasferirlo ad una classe superiore, più adatta alla sua età anagrafica e alle sue competenze. In altri casi, l'alunno straniero, che si trova inserito con alunni di età inferiore, si sente a disagio e perde la motivazione allo studio. Per evitare questi gravi inconvenienti occorre che il criterio dell'età anagrafica sia il più possibile rispettato, quando si decide l'assegnazione alla classe. Spesso si confonde la difficoltà rappresentata dalle scarse competenze linguistiche in italiano, con il livello di apprendimento scolastico già raggiunto nel paese di origine.

L’INSERIMENTO NELLA CLASSE

Fra l’atto formale dell’iscrizione e l’effettivo inserimento in classe può passare massimo una settimana, questo lasso di tempo permette di curare l’inserimento stesso. I docenti informano i compagni del nuovo arrivo e creano un clima positivo di attesa dedicando del tempo ad attività di benvenuto e conoscenza, preparando cartelli di benvenuto nella lingua d’origine e una carta geografica che evidenzia il paese di provenienza. Individuano un alunno particolarmente adatto a svolgere la funzione di tutor (tutoring tra pari). Rilevano i bisogni specifici di apprendimento, applicano modalità di semplificazione dei contenuti e di facilitazione linguistica per ogni disciplina, stabilendo contenuti minimi ed adattando ad essi la verifica e la valutazione.

La commissione promuove l’attuazione di laboratori linguistici, individua risorse interne ed esterne alla scuola e spazi adeguati, facilita il coordinamento tra gli insegnanti che si occupano di alfabetizzazione (si può trattare di docenti interni all’istituto oppure di esperti esterni).

Sarebbe utile creare nella biblioteca scolastica un’area dove raccogliere e poter consultare:

- testi per l’acquisizione dell’italiano come L2;

- testi di didattica interculturale;

- raccolte di normative scolastiche sull’inserimento dell’alunno straniero;

- materiali multimediali.

La scuola deve sostenere l'alunno inserito con azioni didattiche individualizzate e con modalità flessibili di lavoro, soprattutto nei primi mesi di inserimento, al fine di prevenire successivi insuccessi scolastici. La commissione effettua, se necessario, un colloquio in itinere con la famiglia, l’alunno e un membro del team docente, dopo qualche mese, per valutare l’inserimento e rilevare le difficoltà.

Sulla base del documento di valutazione degli alunni stranieri approvato dal collegio dei docenti, si stabiliscono prove di verifica congrue alla programmazione svolta: si graduano le prove stesse,

si fissano gli obiettivi minimi previsti per gli alunni stranieri che hanno seguito percorsi didattici personalizzati e si individuano i criteri essenziali per la conduzione delle prove orali.

IL PIANO EDUCATIVO PERSONALIZZATO (P. E. P.)

Il consiglio di classe, oltre ad assegnare all’alunno straniero un tutor applicando il cosiddetto tutoring tra pari (esaminato nel precedente modulo di questo corso), può fissare i suoi bisogni specifici di apprendimento per elaborare un piano di studio personalizzato.

Per l’applicazione di un piano di studio personalizzato occorre:

- individuare ed applicare le modalità di semplificazione dei contenuti e di facilitazione linguistica per ogni disciplina;

- stabilire i contenuti essenziali ed adattare ad essi le metodologie didattiche, la verifica e la valutazione delle competenze acquisite;

- stabilire criteri, modalità e strumenti di valutazione periodica e di eventuale esame finale coerenti con il piano educativo personalizzato;

- informare la famiglia del percorso formativo predisposto dalla scuola.