la danza
martedì 16 maggio 2017
Un ambiente interculturale con alunno arabofono e musulmano ( aprile 2017 )
sabato 5 maggio 2012
a senzatomica
domenica 15 aprile 2012
incontro con Yors Lina Hedhili, coordinatrice giovani Anolf Firenze



ASCOLTA UNA STORIA CHE VIENE DA LONTANO
Concorso nazionale di scrittura per ragazzi
Lunedì 2 aprile è venuta in classe Lina, una ragazza tunisina di 23 anni, a parlarci del suo paese di origine e della sua vita qui in Italia. Da 4 anni frequenta il corso di laurea in giurisprudenza all’Università di Firenze. Fin da piccola ha desiderato fare lo stesso lavoro della madre: l’avvocato. Ha scelto Firenze perché c’era già stata come turista e le era piaciuta.
Arrivata a Firenze, è andata a vivere alla Casa dello studente di Careggi. Ha trovato gli studenti suddivisi in gruppi a seconda dell’etnia. La situazione è cambiata poco dopo: in seguito al taglio delle borse di studio, la maggior parte dei giovani ha deciso di occupare la sala studio per un intero mese in segno di protesta. Grazie a questa condivisione e a questa lotta comune, si sono resi conto di stare bene tra di loro e di andare d’accordo. È nato lo SMU, ossia Studenti Multietnici Uniti, un gruppo in cui ognuno parla della propria Terra Madre e il mercoledì si guarda un video su un determinato paese.
Lina proviene da Tunisi, la capitale della Tunisia, un paese del Nord Africa. La Tunisia è vicinissima al territorio italiano, basta pensare che è a soli 70 km dall’isola di Pantelleria.
Ci ha incuriositi raccontandoci molte tradizioni del suo paese. I festeggiamenti di un matrimonio durano fino ad una settimana, a seconda delle possibilità economiche della famiglia e, la sposa, nei giorni che precedono tale evento, deve indossare abiti tradizionali della propria città. A Cartagine c’è un importante festival, simile al nostro Sanremo, vi partecipano artisti conosciuti anche in Italia. Cartagine è stata un’importante città dell’Impero Romano. Si parla il dialetto tunisino, costituito da molte lingue, mentre tutti studiano il francese e l’arabo. La religione praticata è l’islam, che influenza l’arte e l’architettura delle città. Parlando di cucina, il piatto tipico è il couscous, adesso molto diffuso anche in Italia, dove viene preparato in modo un po’ diverso, ci ha confessato che quello italiano è passabile e detto da lei è un bel complimento! Una cosa che ci ha stupito e non poco è il modo con cui i tunisini capiscono se la pasta è cotta al punto giusto: la lanciano contro il muro, se rimane attaccata è pronta, altrimenti va ricotta. Considerando che la Tunisia è al 3° posto per la produzione di pasta, poveri muri! Per quanto riguarda i rapporti economici con il nostro paese, molti imprenditori aprono fabbriche e negozi in Tunisia, poiché il dinaro, la moneta locale, vale meno dell’euro e la manodopera costa molto meno. In Tunisia si seguono le mode italiane.
Ogni paese ha diverse ambasciate all’estero. Presso l’ambasciata tunisina a Roma, Lina rinnova il passaporto e richiede qualsiasi altro documento. Tramite le ambasciate si creano le scuole di lingua e si promuove la cultura di un paese.
Lina sostiene che la provenienza geografica non debba influire sulle amicizie, occorre essere aperti di fronte alle diversità culturali, queste arricchiscono un rapporto, non debbono creare separazioni. Per lei la Tunisia è il paese madre , dove si trovano i suoi amici e la sua famiglia, ma considera l'Italia il paese zia, perché è comunque importante la terra dove abiti e studi, naturalmente senza scordarsi delle proprie origini.
Alla fine del nostro incontro abbiamo visto un video realizzato da lei. Era costituito da molte immagini: il cibo tipico, molti palazzi (sia nuovi che antichi), delle vecchie decorazioni arabeggianti, feste e balli, interni di case e ristoranti, fantastici paesaggi, grandi piazze e la bandiera tunisina. Come sottofondo una tipica musica senza parole.
L'incontro è stato interessante, abbiamo capito che persone come Lina, che hanno vissuto in due paesi diversi, hanno parecchio da raccontarci e noi molto da imparare da loro. Sono state molto interessati le cose di cui ha parlato, ci piace ascoltare le storie di chi ha dovuto darsi da fare per ottenere il meglio nella vita.
Abbiamo conosciuto un nuovo paese del Mediterraneo.
Classe 2 C, San Casciano.
ASCOLTA UNA STORIA CHE VIENE DA LONTANO
Concorso nazionale di scrittura per ragazzi
Lunedì 2 aprile è venuta a parlare con noi alunni della classe 2’ B una ragazza di nome Lina. Ha 23 anni ed è nata in Tunisia, nel Nord Africa. Studia da 4 anni in Italia per diventare avvocato, lo stesso lavoro di sua madre.
Ci ha spiegato che la Tunisia è diversa dall'Italia per molte cose, soprattutto la lingua, la moneta e alcuni modi di vivere. A scuola studiano l’arabo e il francese, però parlano il tunisino che è un dialetto dell'arabo. La moneta è il dinaro che vale un po' meno dell'euro. Ha parlato del cibo: anche loro mangiano pizza e pasta come noi. È il terzo paese che mangia più pasta. L’Italia e la Tunisia hanno avuto un po' di storia in comune essendo state tutte e due sotto l'Impero Romano, c’è un bellissimo Colosseo che si trova a El Jam. Ci ha colpito che fra la costa tunisina e un'isola italiana di nome Pantelleria ci sono solo 70 km, la stessa distanza che c’è tra Firenze e Pisa. Stranamente in Tunisia si sentono e si vedono programmi radiofonici e televisivi italiani a causa della vicinanza geografica.
Dai racconti di Lina possiamo dedurre che la Tunisia è un paese ricco di storia, anche se non sempre ce ne rendiamo conto.
Lina ha definito la Tunisia come la sua mamma e l’Italia come una zia. Il momento che ci ha fatto più pensare di questo incontro è stato quando lei ci ha spiegato come considera il mondo: lo vede come una spirale dove ogni paese è collegato ad un filo che unisce tutti i paesi del mondo, quindi tutti siamo uniti.
È stato un incontro interessante perché abbiamo capito davvero che gli abitanti di questa Terra non sono così diversi e distanti come qualche volta ci fanno credere. Anche se parliamo lingue diverse e abbiamo tradizioni molto diverse, conoscendo meglio un popolo, ci accorgiamo che le differenze sono davvero poche.
Lina, essendo in Italia da alcuni anni, tutte le volte che torna nel suo Paese si sente un ospite perché ora il suo Paese è l’Italia. È contenta di vivere questa sua esperienza a Firenze. Le auguriamo buona fortuna.
lunedì 2 aprile 2012
ascolto e scrivo una storia che viene da lontano
Lunedì 2 aprile i miei studenti ( classi 2 B e 2 C ) iniziano a lavorare per il concorso di scrittura " Ascolta una storia che viene da lontano", organizzato da Terre di mezzo e dalla Grande fabbrica delle parole. Invito in classe Yors Lina Hedhili, giovane studentessa tunisina iscritta alla facoltà di giurisprudenza di Firenze e coordinatrice dei giovani dell'Anolf di Firenze.
I ragazzi ascoltano con attenzione e interesse la storia di Lina. A 19 anni decide di venire in Italia per studiare legge all’università. Sceglie Firenze che ha già conosciuto come turista nel periodo liceale. Va a vivere nella casa dello studente, dove trova gruppi di giovani suddivisi in base all’origine. La sua apertura e la voglia di unire le diversità la spronano a darsi da fare, attraverso attività come il cineforum e l’organizzazione di feste promuove una rete sociale interculturale all’interno della residenza universitaria. Nonostante studi l’italiano a Tunisi, dove consegue due certificazioni di livello C1 sia presso la Scuola Dante Alighieri che presso il Centro Culturale Italiano, trova delle difficoltà nella comprensione delle lezioni con un uso massiccio di termini del linguaggio giuridico. Dichiara di sentirsi a suo agio a Firenze fin dal primo giorno e di non aver associato alcuna problematica relazionale al suo essere non italiana.
Mette in risalto alcuni punti in comune e le differenze fra la Tunisia e l’Italia. I ragazzi sono attratti dalle differenze, ma nello stesso tempo i tratti che accomunano i due paesi fanno percepire Lina come una studentessa e basta. La diversità culturale va intesa come arricchimento culturale, non come ostacolo alle relazioni umane e addirittura come causa di contrasto. Un video di pochi minuti mostra le bellezze artistiche e naturali tunisine, i piatti tipici, i mercati e la gente. Le immagini sono accompagnate da un vivace pezzo musicale apprezzato dalle due classi.
I ragazzi sono appassionati dal racconto di Lina, si comportano con rispetto e pongono domande interessanti. Alla fine dell’incontro, Lina lascia loro un simpatico dono da parte dell’associazione ANOLF GIOVANI di Firenze.
sabato 26 novembre 2011
al suo arrivo attiviamo il tutoring tra pari
domenica 20 novembre 2011
la prassi per un corretto inserimento scolastico di un alunno non italofono
L’ACCOGLIENZA
Nella scuola opera all’inizio e durante tutto l’anno scolastico la commissione accoglienza, si tratta di una commissione formata dal dirigente scolastico, da alcuni docenti dell’istituto (uno dei docenti ne è il referente) e, in alcuni casi, anche da mediatori culturali e da genitori.
La commissione si riunisce nei casi d’inserimento di alunni neoarrivati per progettare azioni comuni, per monitorare i progetti esistenti e per operare un raccordo tra le diverse realtà.
Viene deliberato un protocollo d’accoglienza che illustra le procedure che la scuola segue per l’iscrizione e l’inserimento di alunni stranieri. Negli istituti dove non è stata ancora costituita una commissione accoglienza, opera in materia il collegio dei docenti.
La scuola si propone di:
- facilitare l’ingresso a scuola dei bambini stranieri;
- sostenerli nella fase d’adattamento;
- entrare in relazione con la famiglia immigrata;
- favorire un clima d’accoglienza nella scuola;
- promuovere la collaborazione tra le scuole e tra scuola e territorio sui temi dell’accoglienza e dell’educazione interculturale.
L’ISCRIZIONE
L’iscrizione è il primo passo del percorso di accoglienza dell’alunno straniero e della sua famiglia. La scuola individua nell’ufficio di segreteria un incaricato che segua il ricevimento di questo tipo di iscrizioni in modo continuativo.
La segreteria ha il compito di iscrivere l’alunno utilizzando una modulistica bilingue, di raccogliere i documenti scolastici e/o autocertificazioni relativi alla precedente scolarità, il permesso di soggiorno e i documenti sanitari, di fornire ai genitori una modulistica bilingue per facilitare loro la comunicazione con gli insegnanti, di fissare un primo incontro tra famiglia e commissione accoglienza (se necessario alla presenza di un mediatore linguistico), di acquisire l´opzione di avvalersi o non avvalersi della religione cattolica.
La scelta della sezione da parte del capo di istituto, sentiti gli insegnanti interessati, deve essere effettuata tenendo conto del numero di alunni per classe, della presenza di altri alunni stranieri e delle problematiche rilevanti nella classe.
La commissione accoglienza esamina la prima documentazione raccolta in segreteria all’atto dell’iscrizione ed effettua il primo colloquio (se necessario alla presenza di un mediatore linguistico) con l’alunno, la famiglia e un rappresentante del futuro team docente. Il colloquio è finalizzato:
- a raccogliere informazioni sulla situazione familiare e sulla storia personale e scolastica dell’alunno;
- a fornire informazioni sull’organizzazione della scuola;
- a far presente la necessità di una collaborazione continuativa tra scuola e famiglia.
La classe d’inserimento viene decisa sulla base dei dati raccolti, si tiene conto soprattutto dell’età anagrafica e dell’ordinamento degli studi del paese di provenienza. La commissione trasmette tutte le informazioni al consiglio di classe che accoglierà il nuovo iscritto.
È opportuno tenere conto che l’inserimento in una classe di coetanei, che appare la scelta da privilegiare, consente al neoarrivato:
- di instaurare rapporti più significativi, alla pari con i nuovi compagni;
- di evitare un pesante ritardo scolastico;
- di ridurre il rischio di dispersione scolastica.
Tuttavia la commissione accoglienza può deliberare l'assegnazione di una classe diversa tenendo conto:
- dell’ordinamento degli studi del paese d'origine;
- delle competenze e del livello di preparazione dell'alunno;
- del corso di studi eventualmente seguito;
- del titolo di studio conseguito precedentemente.
In mancanza di una documentazione certificata, si può in ogni modo deliberare l'iscrizione sulla base delle competenze accertate mediante prove di ingresso.
La normativa prevede l'inserimento di un alunno straniero, in una classe di una scuola italiana, con un’età anagrafica diversa al massimo di un anno, ma non è affatto raro il caso di minori iscritti anche a 2 o 3 classi inferiori. Questo avviene perché in assenza di chiari criteri di valutazione, alcuni insegnanti pensano che l'abbassamento di classe di due o tre anni sia più adatto alle competenze linguistiche dell'alunno o alle competenze scolastiche acquisite nel paese di origine, valutabili al momento.
Di solito, dopo qualche tempo, l'alunno straniero (che per età anagrafica è più maturo rispetto ai più giovani compagni di classe), dimostra un buon recupero sul piano dell'apprendimento scolastico. La scuola si rende conto del divario d'età tra il minore straniero e i suoi coetanei di classe, ma non sa più come trasferirlo ad una classe superiore, più adatta alla sua età anagrafica e alle sue competenze. In altri casi, l'alunno straniero, che si trova inserito con alunni di età inferiore, si sente a disagio e perde la motivazione allo studio. Per evitare questi gravi inconvenienti occorre che il criterio dell'età anagrafica sia il più possibile rispettato, quando si decide l'assegnazione alla classe. Spesso si confonde la difficoltà rappresentata dalle scarse competenze linguistiche in italiano, con il livello di apprendimento scolastico già raggiunto nel paese di origine.
L’INSERIMENTO NELLA CLASSE
Fra l’atto formale dell’iscrizione e l’effettivo inserimento in classe può passare massimo una settimana, questo lasso di tempo permette di curare l’inserimento stesso. I docenti informano i compagni del nuovo arrivo e creano un clima positivo di attesa dedicando del tempo ad attività di benvenuto e conoscenza, preparando cartelli di benvenuto nella lingua d’origine e una carta geografica che evidenzia il paese di provenienza. Individuano un alunno particolarmente adatto a svolgere la funzione di tutor (tutoring tra pari). Rilevano i bisogni specifici di apprendimento, applicano modalità di semplificazione dei contenuti e di facilitazione linguistica per ogni disciplina, stabilendo contenuti minimi ed adattando ad essi la verifica e la valutazione.
La commissione promuove l’attuazione di laboratori linguistici, individua risorse interne ed esterne alla scuola e spazi adeguati, facilita il coordinamento tra gli insegnanti che si occupano di alfabetizzazione (si può trattare di docenti interni all’istituto oppure di esperti esterni).
Sarebbe utile creare nella biblioteca scolastica un’area dove raccogliere e poter consultare:
- testi per l’acquisizione dell’italiano come L2;
- testi di didattica interculturale;
- raccolte di normative scolastiche sull’inserimento dell’alunno straniero;
- materiali multimediali.
La scuola deve sostenere l'alunno inserito con azioni didattiche individualizzate e con modalità flessibili di lavoro, soprattutto nei primi mesi di inserimento, al fine di prevenire successivi insuccessi scolastici. La commissione effettua, se necessario, un colloquio in itinere con la famiglia, l’alunno e un membro del team docente, dopo qualche mese, per valutare l’inserimento e rilevare le difficoltà.
Sulla base del documento di valutazione degli alunni stranieri approvato dal collegio dei docenti, si stabiliscono prove di verifica congrue alla programmazione svolta: si graduano le prove stesse,
si fissano gli obiettivi minimi previsti per gli alunni stranieri che hanno seguito percorsi didattici personalizzati e si individuano i criteri essenziali per la conduzione delle prove orali.
IL PIANO EDUCATIVO PERSONALIZZATO (P. E. P.)
Il consiglio di classe, oltre ad assegnare all’alunno straniero un tutor applicando il cosiddetto tutoring tra pari (esaminato nel precedente modulo di questo corso), può fissare i suoi bisogni specifici di apprendimento per elaborare un piano di studio personalizzato.
Per l’applicazione di un piano di studio personalizzato occorre:
- individuare ed applicare le modalità di semplificazione dei contenuti e di facilitazione linguistica per ogni disciplina;
- stabilire i contenuti essenziali ed adattare ad essi le metodologie didattiche, la verifica e la valutazione delle competenze acquisite;
- stabilire criteri, modalità e strumenti di valutazione periodica e di eventuale esame finale coerenti con il piano educativo personalizzato;
- informare la famiglia del percorso formativo predisposto dalla scuola.